Opera: Blu (Grisignana: il cielo e quaggiù) — 2025
Tecnica: acrilico + vernice su tela, 70×100 cmAutore: Matjaž Diego Zadel Dellamorte
1) Tesi dell’opera
Il lavoro mette in scena una bipartizione interna alla stessa tela: in alto un ambiente architettonico ravvicinato (la “via porticata”), in basso una veduta di Grisignana con campanile e tessuto urbano. Fra i due blocchi iconici si apre un grande diaframma di luce: non un vuoto neutro, ma il luogo del passaggio—memoria, tempo, respiro. Il tutto è cucito da una monocromia attiva di blu, che non illustra: struttura.
2) Composizione e dinamica spaziale
Impaginazione a due registri: i due rettangoli blu (alto/basso) non sono allineati; il leggero “disassamento” crea tensione verticale e un ritmo di salita/discesa.
Prospettive convergenti: la strada acciottolata (basso) e il corridoio (alto) sono vettori che spingono verso il centro della tela, cioè verso il campo luminoso. La luce diventa “polo d’attrazione”.
Scansione modulare: finestre, conci, acciottolato—tutti micro-moduli che ripetono il tema della griglia; la città si legge come tessuto vivo più che come scena.
Sospensione centrale: lo spazio chiaro è tempo meteorologico (abbagliamento mediterraneo) e tempo psichico (sospensione del ricordo). È qui che la pittura “respira”.
3) Colore: il “blu grisiniana”
Gamut limitato, ma polifonico: almeno tre registri di blu (profondo, medio, schiarito) + il bianco calcareo. La riduzione cromatica aumenta la coerenza percettiva e la forza simbolica.
Equivalenza cielo/pietra: lo stesso blu descrive l’aria e la muratura. Ne deriva una continuità ontologica: la città è “cielo solidificato”.
Luce per sottrazione: le zone chiare non sono solo aggiunte di bianco; spesso la luce emerge per abrasione o riserva: dà un effetto di palinsesto.
4) Materia e processi (lettura ravvicinata dei dettagli)
Dai close-up si distinguono procedure e gesti diversi:
Fondo gessoso/intonacato: la pelle del campo chiaro mostra rilievi, graffi, bolle; prepara un supporto tattile non liscio (memoria come superficie).
Stesure e velature di acrilico: il blu è costruito a strati—zone piene, velature acquee, aloni evaporati. Si percepisce un tempo di essiccazione differenziato (macchie/colature controllate).
Mascherature e “impronta”: profili netti e ripetizioni regolari (finestre, corsi di pietra) suggeriscono stencil, nastro o matrici che evocano la stampa (linoleum/calcografia). La città appare come immagine impressa più che disegnata.
Puntinato e cuciture: file di puntini e tratteggi (soprattutto lungo cornici e gronde) funzionano come “suture” visive: ricuciono l’immagine, dichiarano la sua natura di frammento ricomposto.
Vernice finale: il glossy irregolare fa scintillare l’acciottolato e le aree dense; la differenza opaco/lucido crea micro-prospettive di luce.
Risultato: una pittura processuale, dove costruzione e consumo si alternano (stendere / graffiare / velare / verniciare). L’immagine porta addosso il tempo del fare.
5) Iconografia e semantica
Grisignana come matrice affettiva: non “veduta turistica”, ma icona topografica. L’identità del luogo (campanile, cortine edilizie, selciato) è ricondotta a segni-memoria.
Dentro/Fuori: sopra—interiorità architettonica compressa; sotto—orizzonte collettivo. La pittura tematizza il passaggio dal privato al comune.
Mediterraneo abbagliante: il grande campo chiaro è la traduzione pittorica dell’abbaglio di mezzogiorno; connota il tempo (meriggio) e la latitudine (calcare, calore, pulviscolo).
6) Coordinate storiche (riferimenti utili)
Metafisica italiana (piazze sospese, architetture come stati mentali) senza la teatralità ombrosa, sostituita qui da controluce bianco.
Pittura-processo europea (strato, abrasione, palinsesto) e affinità con pratiche post-calcografiche: l’immagine appare “stampata e consumata”.
Monocromia attiva: l’uso del blu dialoga con tradizioni diverse (dal Klein all’azzurro liturgico), ma il tuo blu è pedologico: nasce dalla pietra e vi ritorna.
7) Forza dell’opera
Architettura compositiva chiara (due registri + diaframma).
Ricchezza tattile senza perdere la leggibilità iconica.
Unità di linguaggio: ogni elemento (griglia, puntinato, abrasione) serve la stessa idea di memoria stratificata.
Possibili linee di sviluppo (curatoriali e formali)
Serie/ciclo
Costruire un polittico di paesi (Grisignana all’alba, a mezzogiorno, al tramonto, di notte) variando solo temperatura del blu e densità del diaframma centrale.
Alternare formati molto verticali (per spingere la tensione basso-alto) e orizzontali a fascia (per far respirare la veduta).
Lessico dei segni
Spingere il rapporto tra griglia (finestre) e pelle organica (acciottolato) fino a farli quasi scambiarsi di ruolo: la pietra che diventa testo, la finestra che diventa ciottolo.
Integrare micro-toponimi o planimetrie fantasma nel campo chiaro (grafite o incisione leggera sotto vernice) come sottotitoli invisibili.
Materia
Mini-inerti (polvere di pietra locale, sabbia fine) miscelati al medium per rendere la granulosità calcarea ancora più presente.
Alternare vernici lucida/satinata a zone, per accentuare la profondità atmosferica.
Cromia
Restando monocromo, introdurre micro-variazioni di temperatura (blu leggermente verdastro per ombra, blu violaceo per profondità), mantenendo la coerenza del “blu grisiniana”.
9) Allestimento e conservazione
Cornice: cassa americana naturale o nera opaca con distanziatore; evita vetro se la vernice è ben polimerizzata (altrimenti vetro antiriflesso con distanza 1–2 cm).
Luce: 2700–3000 K, 150–200 lux, angolo radente leggero per far “leggere” rilievi e puntinature.
Parete: tono chiaro ma non bianco ottico (un avorio tenue), per valorizzare il campo luminoso senza “annullarlo”.
10) Voce per catalogo (pronta all’uso)
In Blu (Grisignana: il cielo e quaggiù) Matjaž Diego Zadel Dellamorte costruisce un dittico interno: l’intimità architettonica di una via porticata e la veduta urbana con campanile, separati e congiunti da un ampio diaframma di luce. Il “blu grisiniana”—monocromia stratificata tra velature, abrasioni e vernice—fa coincidere pietra e cielo, memoria e presenza. Il segno puntinato sutura i frammenti dell’immagine, dichiarandone la natura di palinsesto. Ne nasce una pittura del tempo: la città come reliquia viva, il vuoto come respiro.
11) Valutazione critica in sintesi
Opera matura per chiarezza concettuale e controllo del lessico (griglia/strato/luce). Distintiva la coincidenza tra materia della pietra e luce del cielo resa con un solo colore. L’ulteriore crescita può passare da una serialità coerente, da una gestione ancora più calibrata del diaframma centrale e da piccole micro-variazioni termiche del blu per ampliare la gamma senza perdere unità.
Il lavoro mette in scena una bipartizione interna alla stessa tela: in alto un ambiente architettonico ravvicinato (la “via porticata”), in basso una veduta di Grisignana con campanile e tessuto urbano. Fra i due blocchi iconici si apre un grande diaframma di luce: non un vuoto neutro, ma il luogo del passaggio—memoria, tempo, respiro. Il tutto è cucito da una monocromia attiva di blu, che non illustra: struttura.
2) Composizione e dinamica spaziale
Impaginazione a due registri: i due rettangoli blu (alto/basso) non sono allineati; il leggero “disassamento” crea tensione verticale e un ritmo di salita/discesa.
Prospettive convergenti: la strada acciottolata (basso) e il corridoio (alto) sono vettori che spingono verso il centro della tela, cioè verso il campo luminoso. La luce diventa “polo d’attrazione”.
Scansione modulare: finestre, conci, acciottolato—tutti micro-moduli che ripetono il tema della griglia; la città si legge come tessuto vivo più che come scena.
Sospensione centrale: lo spazio chiaro è tempo meteorologico (abbagliamento mediterraneo) e tempo psichico (sospensione del ricordo). È qui che la pittura “respira”.
3) Colore: il “blu grisiniana”
Gamut limitato, ma polifonico: almeno tre registri di blu (profondo, medio, schiarito) + il bianco calcareo. La riduzione cromatica aumenta la coerenza percettiva e la forza simbolica.
Equivalenza cielo/pietra: lo stesso blu descrive l’aria e la muratura. Ne deriva una continuità ontologica: la città è “cielo solidificato”.
Luce per sottrazione: le zone chiare non sono solo aggiunte di bianco; spesso la luce emerge per abrasione o riserva: dà un effetto di palinsesto.
4) Materia e processi (lettura ravvicinata dei dettagli)
Dai close-up si distinguono procedure e gesti diversi:
Fondo gessoso/intonacato: la pelle del campo chiaro mostra rilievi, graffi, bolle; prepara un supporto tattile non liscio (memoria come superficie).
Stesure e velature di acrilico: il blu è costruito a strati—zone piene, velature acquee, aloni evaporati. Si percepisce un tempo di essiccazione differenziato (macchie/colature controllate).
Mascherature e “impronta”: profili netti e ripetizioni regolari (finestre, corsi di pietra) suggeriscono stencil, nastro o matrici che evocano la stampa (linoleum/calcografia). La città appare come immagine impressa più che disegnata.
Puntinato e cuciture: file di puntini e tratteggi (soprattutto lungo cornici e gronde) funzionano come “suture” visive: ricuciono l’immagine, dichiarano la sua natura di frammento ricomposto.
Vernice finale: il glossy irregolare fa scintillare l’acciottolato e le aree dense; la differenza opaco/lucido crea micro-prospettive di luce.
Risultato: una pittura processuale, dove costruzione e consumo si alternano (stendere / graffiare / velare / verniciare). L’immagine porta addosso il tempo del fare.
5) Iconografia e semantica
Grisignana come matrice affettiva: non “veduta turistica”, ma icona topografica. L’identità del luogo (campanile, cortine edilizie, selciato) è ricondotta a segni-memoria.
Dentro/Fuori: sopra—interiorità architettonica compressa; sotto—orizzonte collettivo. La pittura tematizza il passaggio dal privato al comune.
Mediterraneo abbagliante: il grande campo chiaro è la traduzione pittorica dell’abbaglio di mezzogiorno; connota il tempo (meriggio) e la latitudine (calcare, calore, pulviscolo).
6) Coordinate storiche (riferimenti utili)
Metafisica italiana (piazze sospese, architetture come stati mentali) senza la teatralità ombrosa, sostituita qui da controluce bianco.
Pittura-processo europea (strato, abrasione, palinsesto) e affinità con pratiche post-calcografiche: l’immagine appare “stampata e consumata”.
Monocromia attiva: l’uso del blu dialoga con tradizioni diverse (dal Klein all’azzurro liturgico), ma il tuo blu è pedologico: nasce dalla pietra e vi ritorna.
7) Forza dell’opera
Architettura compositiva chiara (due registri + diaframma).
Ricchezza tattile senza perdere la leggibilità iconica.
Unità di linguaggio: ogni elemento (griglia, puntinato, abrasione) serve la stessa idea di memoria stratificata.
Serie/ciclo
Costruire un polittico di paesi (Grisignana all’alba, a mezzogiorno, al tramonto, di notte) variando solo temperatura del blu e densità del diaframma centrale.
Alternare formati molto verticali (per spingere la tensione basso-alto) e orizzontali a fascia (per far respirare la veduta).
Lessico dei segni
Spingere il rapporto tra griglia (finestre) e pelle organica (acciottolato) fino a farli quasi scambiarsi di ruolo: la pietra che diventa testo, la finestra che diventa ciottolo.
Integrare micro-toponimi o planimetrie fantasma nel campo chiaro (grafite o incisione leggera sotto vernice) come sottotitoli invisibili.
Materia
Mini-inerti (polvere di pietra locale, sabbia fine) miscelati al medium per rendere la granulosità calcarea ancora più presente.
Alternare vernici lucida/satinata a zone, per accentuare la profondità atmosferica.
Cromia
Restando monocromo, introdurre micro-variazioni di temperatura (blu leggermente verdastro per ombra, blu violaceo per profondità), mantenendo la coerenza del “blu grisiniana”.
9) Allestimento e conservazione
Cornice: cassa americana naturale o nera opaca con distanziatore; evita vetro se la vernice è ben polimerizzata (altrimenti vetro antiriflesso con distanza 1–2 cm).
Luce: 2700–3000 K, 150–200 lux, angolo radente leggero per far “leggere” rilievi e puntinature.
Parete: tono chiaro ma non bianco ottico (un avorio tenue), per valorizzare il campo luminoso senza “annullarlo”.
10) Voce per catalogo (pronta all’uso)
In Blu (Grisignana: il cielo e quaggiù) Matjaž Diego Zadel Dellamorte costruisce un dittico interno: l’intimità architettonica di una via porticata e la veduta urbana con campanile, separati e congiunti da un ampio diaframma di luce. Il “blu grisiniana”—monocromia stratificata tra velature, abrasioni e vernice—fa coincidere pietra e cielo, memoria e presenza. Il segno puntinato sutura i frammenti dell’immagine, dichiarandone la natura di palinsesto. Ne nasce una pittura del tempo: la città come reliquia viva, il vuoto come respiro.
11) Valutazione critica in sintesi
Opera matura per chiarezza concettuale e controllo del lessico (griglia/strato/luce). Distintiva la coincidenza tra materia della pietra e luce del cielo resa con un solo colore. L’ulteriore crescita può passare da una serialità coerente, da una gestione ancora più calibrata del diaframma centrale e da piccole micro-variazioni termiche del blu per ampliare la gamma senza perdere unità.




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